


“La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”.
( Don Giuseppe Diana)
Venerdì 19 anniversario dell’uccisione di don Peppe Diana «Libera Parma» organizza un corteo, con fiaccolata, per le strade della città in ricordo delle vittime di mafia.
La manifestazione si svolge solo «100 passi» prima dell’analoga manifestazione nazionale di Milano prevista per sabato 20.
Per la fiaccolata di Parma il ritrovo è alle 18.30 in piazzale Santa Croce mentre il corteo si snoderà attraverso le vie D’Azeglio, Maz zini, Garibaldi, Melloni e Cavour per terminare in piazza Garibaldi.

Cari Ragazzi,
vi scriviamo per informarvi sull’evolversi della situazione circa la possibilità di aggiungere una sessione di laurea ad aprile-come vi è stato comunicato in questi giorni via e-mail.
Ci sono pervenute 12 vostre richieste che, oggi, abbiamo portato in Consiglio di Facoltà. La Preside, unitamente al Consiglio unanime, hanno accolto la nostra proposta: la sessione di laurea sarà dal 26 al 28 aprile p.v.
Per quest’anno sarà una sessione straordinaria; dal prossimo, vedremo di istituzionalizzarla o, comunque, di riguardare in toto e attentamente il calendario accademico così da evitare disguidi e cercare di ottimizzare le esigenze di tutti.
I rappresentanti
Piera, Carlotta, Mirko, Francesco
Parlando dell’otto marzo stiamo scegliendo di correre il rischio di essere annoverate nella “volgar schiera” di tutte quelle persone che celebrano la Donna in una data in cui l’essenziale è rappresentato da elenchi di ristoranti e discoteche nei quali si sceglie di festeggiare l’evento con cene e spogliarellisti vari, dimenticando o ignorando del tutto il classico perché delle cose.
Al di là dei controversi accadimenti storici che hanno istituito questa celebrazione, la natura di questo evento deve assumere particolare rilievo in un tempo in cui ci fanno credere di aver raggiunto il culmine dell’uguaglianza dei diritti tra l’uomo e la donna. Uguaglianza e diritti apparenti, che la società italiana legifera e conferma, ma che non ci convincono e sottraggono dal chiederci cosa ancora manca e cosa realmente ci serve.
Ecco, quello che non c’è è tanto grave quanto semplice: l’applicazione pragmatica di ciò che si proclama, un progetto che tenga conto dei cambiamenti che la legge, nel corso degli anni, ha imposto e che sappia cancellare i preconcetti che da sempre esistono e sono duri a morire; che sappia prendere in considerazione la donna come persona, come protagonista della società e partecipe della comunità secondo i modelli ampiamente superati dalle proposte della società civile.
La “ Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” proclamata dall’Assemblea nazionale Costituente nell’agosto del 1789 che denuncia la mancanza di libertà delle donne e chiede il riconoscimento di una serie di garanzie ed opportunità che rendano effettivi i principi della Rivoluzione anche per loro, è rimasto un testo scritto nel pieno della Rivoluzione Francese che mai nessuno ha preso in considerazione sin dall’inizio. La storia, gli eventi, la realtà odierna ci sottopongono continuamente a scenari in cui nulla è cambiato da allora e che noi donne facciamo finta di non vedere.
La battaglia dell’otto marzo deve essere quella di chiedere una svolta a chi decide di continuare a ignorare, a non ascoltare e a non vedere che nella società mondiale, europea e italiana, se considerate, veniamo sempre al secondo posto.
Donne, è a voi che dedichiamo queste righe: non rassegniamoci all’idea di essere riverite, amate, considerate per un giorno solo: non siamo le principesse delle favole che, il giorno dopo, perdono le scarpette, il principe e gli abiti regali. Non solo oggi, ma tutti i giorni della nostra vita dobbiamo ancora pensare che tutto quello che facciamo con costanza e puntualità sia rispettato e riconosciuto; dobbiamo smetterla di credere che, se da piccole abbiamo giocato con le bambole, le pentole e la cucina, dobbiamo continuare a farlo per sempre e possiamo fare solo quello; non dobbiamo credere più al principe azzurro cui dovevamo concederci e restare sottomesse per la vita; dobbiamo finirla di rimanere indignate davanti ad uno stupro letto sui giornali e non capire che siamo continuamente vittime di giochi sporchi.
Soprattutto a voi diciamo che non esiste la festa della donna: esiste una celebrazione, una battaglia per opporsi alla più grande costruzione sociale mai esistita, per ribellarci ad una violenza che non conosce confini, ad una realtà vergognosa in un Paese che si dichiara civile, ma che vede la Donna sorda, muta e cieca davanti al mondo.
AUGURI DONNE!
perché tutte insieme possiamo decidere di non indossare quell’abito che gli altri hanno cucito su misura per noi.

Un gruppo di docenti si sono riuniti per lanciare “un grido d’allarme” alla Carta Costituzionale, tuttora testo fondamentale e di attualissimo valore. Anche noi di SSU vogliamo fare a tutti questo appello, partendo dai giovani, affinchè non si rassegnino al declino del nostro Paese e di chi pensa di potere trasferire il potere legislativo nelle mani di una sola persona.
Difendiamo i valori costituzionali della legalità, del diritto allo studio e al lavoro, consapevoli che sono alla base della nostra realizzazione individuale.
Adesione al “Grido d’allarme dall’Università”
Grido d’allarme dall’Università di Parma
Difendiamo la Costituzione e la Democrazia