Quando la politica si fa portavoce dell’odio, il silenzio diventa complice.
Il decreto sulla sicurezza proposto dalla Lega e appoggiato dalla maggioranza rappresenta una deriva pericolosa e disumana nella politica italiana, che va in contrapposizione con i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana, in controtendenza con le trasformazioni a cui si sta assistendo nel mondo in generale e in Europa in particolare. Noi ragazzi di Sinistra Studentesca lo respingiamo nella maniera più ferma e categorica.
Innanzitutto vogliamo ricordare che la sicurezza è una questione trasversale che riguarda sia la destra sia la sinistra, quindi non soggetta al monopolio da qualsiasi parte. La destra italiana si è presentata alle elezioni come lo sceriffo duro contro “i delinquenti” provenienti dall’est Europa e contro gli invasori provenienti dall’oriente. In questo modo ha cavalcato a volte la paura della gente e molte volte l’odio, finendo per strumentalizzare certe vicende drammatiche al misero scopo di accamparsi un pugno di voti senza avere scrupoli.
Una volta al governo, tale scelta si è dimostrata fallimentare e controproducente, e quindi si è passati dalla gestione dalla crisi alla caccia alle streghe, individuando negli immigrati, regolari e non, la loro facile e preferita preda. Non si fanno distinzioni tra chi è in Italia per vivere pacificamente, lavorando o studiando - la maggioranza assoluta- e chi sta in Italia per delinquere - una minoranza inqualificabile ed non rappresentativa di nessuna comunità o religione (si ricorda che la responsabilità penale è individuale). Per questo sono state prodotte una serie di leggi che hanno la puzza del far west e che ci ricordano una storia già vista e mai dimenticata.
Sono state attuate delle politiche di criminalizzazione del diverso: a partire dalla separazione degli immigrati nelle classi scolastiche, all’accentramento dell’identità dei poveri disperati in un campo provvisorio senza nessuna accusa o colpa (Guantanamo all’italiana). Si è arrivati poi al tentativo di escludere gli stranieri dai benefici sociali, compreso chi ne ha i requisiti, fino all’istituzione di una tassa di 200 € sul permesso di soggiorno, che fra parentesi arriva sempre scaduto alle mani del destinatario. La cosa più grave, infine, è stata quella di dare la possibilità ai medici di denunciare i pazienti clandestini, in violazione dell’etica professionale, del giuramento d’Ippocrate e contro la coscienza umana. Tutti questi provvedimenti contengono profili di incostituzionalità e quindi è obbligo degli onesti di questo paese: politici, studenti, lavoratori, intellettuali e attivisti della società civile, manifestare il loro dissenso con tutti i mezzi pacifici possibili, schierarsi al fianco di chi subisce queste assurde vessazioni e dire no all’ingiustizia, prima che sia troppo tardi.
Noi di Sinistra Studentesca sosteniamo che la convivenza civile e la piena integrazione dei nuovi cittadini non si ottengono con la cattiveria – come sostiene la Lega Nord - bensì con la legalità, le pari opportunità e il pieno rispetto dei diritti umani quali valori universali, assoluti e inscindibili. Niente fa più paura della paura stessa.
Tagli, blocco delle assunzioni, minori risorse per la ricerca: ecco il “mix” di proposte che il Ministro Maria Stella Gelmini spaccia in questi giorni come riforma del sistema universitario. Una serie di interventi che si abbattono sul sistema universitario e che ormai da alcune settimane sta mettendo in agitazione gli studenti e i professori delle Università di Milano, Firenze, Roma ed altre città ancora.
Il Ministro che pochi mesi fa si era presentata in Parlamento parlando di “più risorse e più meritocrazia” ha cominciato con una bella sforbiciata al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).
Il Fondo di Finanziamento è il principale strumento da cui attingono risorse le Università italiane e rappresenta la quota più consistente della parte attiva del bilancio degli atenei, seguita solo dalle somme pagate dagli studenti sotto forma di tasse e contributi.
Il decreto-legge n. 93 (quello che ha abolito l’Ici a vantaggio anche dei ceti medio - alti) taglia dall’FFO, a partire dal 2010, 467 milioni (taglio lineare del 6,7%) più 16 milioni per ciascuno degli anni 2008-2009-2010.
Come se non bastasse a luglio il governo vara un altro decreto di natura economica (e quindi firmato da Tremonti!) che ha anticipato la legge finanziaria e che è stato convertito nella famigerata legge n.133.
L’art. 66 di questa nuova legge blocca il turn-over nella pubblica amministrazione al 20% delle cessazioni (un solo nuovo docente ogni cinque che vanno via!) ma, invece di lasciare agli atenei i relativi “risparmi”, taglia in modo corrispondente l’FFO con valori crescenti a partire da 63,5 milioni di taglio nel 2009 fino a 455 milioni di taglio nel 2013.
Se nel 2009 i tagli sono tali da poter essere gestiti, almeno dagli Atenei più “ricchi” o virtuosi, nel 2010 la situazione sarà molto più complicata per tutti. Per quell’anno, infatti, i tagli che il “salumiere” Tremonti ha previsto a danno dell’Università ammontano a circa 700 milioni! E a quel punto gli Atenei potranno fare due cose soltanto: aumentare le tasse universitarie o trasformarsi in fondazioni private! E qui veniamo al punto più controverso, quello più dibattuto nelle assemblee degli studenti, l’articolo che più di tutti suscita lo sconcerto degli universitari, di destra, ma soprattutto di sinistra, relativo appunto alla trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato.
Una trasformazione che avverrebbe col semplice voto a maggioranza semplice del Senato Accademico: una vera e propria corsia preferenziale per quegli Atenei che, con l’acqua alla gola per via di finanziamenti statali sempre più leggeri, dovranno ingegnarsi per recuperare altre risorse ricorrendo ai privati.
L’interesse privato, però, si sa, è diverso da quello pubblico e soprattutto dagli interessi degli studenti! Senza contare che non dappertutto i privati sono disposti ad entrare in ipotetiche fondazioni universitarie: al Sud, infatti, le Università difficilmente troverebbero privati intenzionati ad investire seriamente e in modo cospicuo nelle fondazioni. Ciò porterebbe ad un sistema universitario a due corsie in cui gli Atenei del Nord la farebbero da padroni con quelli del Sud costretti a rincorrere! E soprattutto porterebbe ad un sistema in cui prevalgono fascinose fondazioni universitarie, dai nomi futuribili e immerse nella logica del marketing.
E, chissà, magari anche intitolate alla triade governativa: Berlusconi, Tremonti, Gelmini.
